Dopo aver espresso in Immagini che ci manipolano la mente (?) alcune mie perplessità sulle conseguenze “informativo-educative” dell’iperproduzione attuale di infografiche, Claudio (che con queste rappresentazioni ci lavora) mi ha gentilmente invitata a riflettere sugli aspetti positivi.
Ho raccolto l’invito. I dubbi che ho espresso rimangono, ma grazie a un bell’incontro in rete inizio a vederne un uso educativo molto interessante. Sto parlando non solo del blog Mappe Mentali, ma di Quarto Cervello, sito e (progetto) gestito da Luisa Zaccarelli - laureata in biologia (specializzata in Neuroscienze) e insegnante Referente per la dislessia – che mostra come le Mappe Mentali siano uno strumento di apprendimento utilissimo per ragazzi dislessici e ragazzi che sperimentano una demotivazione all’apprendimento.
Il metodo delle mappe mentali è nato:
negli anni ‘70 dall’intuizione dello psicologo inglese Tony Buzan come tecnica per aumentare la creatività e la quantità di informazioni e collegamenti che è possibile produrre e ricordare su un determinato argomento, le mappe mentali si presentano come disegni radiali che ricalcano la capacità creativa di associazione della mente umana, dando vita alla continua generazione di nuove idee intorno all’idea principale, posta al centro del foglio bianco.
Mi piacerebbe, quindi, che ci fosse un ridimensionamento dell’uso smodato dell’infografica come “ricetta-pronta” riassuntiva, e propongo invece di riflettere sull’insegnamento abituale della tecnica di costruzione di mappe come punto di partenza per facilitare l’apprendimento di chi ha diverse caratteristiche cognitive.
In questo secondo caso la rappresentazione – che parte da un’idea centrale, radialmente collegata ad altri concetti – sfrutta al meglio le connessioni tra emisfero destro del cervello, che elabora le informazioni in maniera globale, creativa, intuitiva ed emotiva, con quello sinistro che è invece la nostra parte razionale.
Il risultato saranno una serie di associazioni che faranno nascere nuove idee non pensate prima:
ogni parola in una mappa è in effetti il possibile centro di un’altra mappa.
Ma non solo. Se dicessi che questa rappresentazione grafica potrebbe essere usata anche per migliorare il problem solving aziendale? Per questo al prossimo post!
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